Come nasce la “Freccia”: video completo

Quando è arrivata in officina questa bici in acciaio era bella ma sgraziata nelle proporzioni e negli abbinamenti di sella e manubrio (v. foto “com’era prima”).

Senz’altro c’erano dei particolari di valore, come i mozzi Miche e i cerchi Mavic MA2 o come lo stesso telaio a congiunzioni. Ma aveva tanta ruggine in superficie e il lavoro da fare era enorme e qualche sostituzione di componenti si è resa necessaria per ridarle una linea.

Il telaio è taglia 52, piccolo. Il manubrio che c’era prima era enorme e stonava; il reggisella era arrugginito e incollato al telaio; la sella (moderna, da corsa) non c’entrava nulla con un telaio a congiunzioni. Il resto andava bene, ma come minimo era scheggiato nella vernice e arrugginito nella lega. E poi c’era il cambio che andava levato: le singlespeed non ne hanno bisogno!

Si parte.

Smontata al 100%, inclusi mozzi, movimento centrale, serie sterzo. Sostituzione dei raggi. Pulita, lucidata, riverniciata. Cambiata la corona anteriore: la Gipiemme Strada a 52 denti convertita singlespeed (ho tolto la corona da 42) ha preso il posto di quella che c’era prima, una Ofmega.

L’intervento che però ha rivoluzionato lo stile della bici sta nei freni e nel manubrio. Sono i due pezzi che hanno stravolto l’estetica, dandole stile ed essenzialità.

Il manubrio è composto da un attacco Nitto e da uno stupendo “manico di scopa” in alluminio. Molto stretto, perfetto per passare tra le file di auto ferme in coda.

Personalmente, questa soluzione ha dato un effetto generale sulla bici che è di notevole piacevolezza. L’ha alleggerita, l’ha riproporzionata, l’ha resa originale, le ha dato essenzialità. Tutto senza manopole, che avrebbero appesantito.

I freni (in origine aveva degli Universal mod. 125) sono stati sostituiti da due Campagnolo Victory della metà 80’s. Meravigliosi, con un colore che richiama il grigio del telaio. Perfetti, giusti, marchiati Campagnolo nei punti strategici. Potenti, facili da montare, precisi. E azionati da una sola leva!

Certo: una Dia-Compe Tech 77 che si abbina perfettamente al manubrio a barra dritta, lasciandolo il più nudo possibile. Una sola leva che aziona sia la pinza freno anteriore che quella posteriore.

Penso che il maggior cambiamento nel look della bici stia proprio qui.

Anche la sella fa la sua parte: è una Lepper vintage scamosciata, new old stock, aggrappata ad un reggisella ITM con le scanalature. La Lepper richiama il blu delle congiunzioni, si abbina perfettamente al telaio retrò, è bella da vedere.

Guaine dei freni bianche, catena nero/acciaio, pneumatici nero/para, pedali da pista hanno completato il lavoro di restyling.

Dimenticavo: la ruota anteriore è stata raggiata in modo “radiale” (cioè i raggi non si incrociano mai). Bella!

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Quando è entrata nella mia officina, la “Freccia” era così:

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