Cicli Barco Fratelli telaisti

13.12.2014

PIAZZOLA sul BRENTA

CICLI BARCO – Sito web: www.ciclibarco.it

MOTTO: non servono le ali, spingi forte sui pedali

 

Cicli Barco sono due fratelli: Alberto e Maurizio.

Lavoravano da Scapin, altro famoso produttore di telai a Galliera Veneta. Non entro nelle vicissitudini di Scapin, ma da lì Alberto e Maurizio sono partiti per una avventura a loro nome ed ora sono Cicli BARCO, il nome del papà.

Li vado a trovare a Piazzola sul Brenta, nel loro laboratorio-officina, uno dei più attrezzati che io abbia mai visto. Le prime parole vanno agli artigiani che costruiscono i telai a mano e che per forza di cose devono confrontarsi con i grandi produttori che, con manodopera a basso costo, portano sul mercato telai che a produrli costano relativamente poco ma con un prezzo di vendita altissimo. È il caso delle moderne bici in carbonio, che spesso superano i 5mila euro e oltre. Ma questa è un’altra faccenda che sta fuori dal nostro incontro e dal mio interesse, che è quello di incontrare, conoscere, gli artigiani e maestri telaisti.

La squadra “Cicli Barco” non ha dipendenti: sono loro due, più Gianluca, 23enne, che lavora con il papà (Alberto) e con lo zio. In pochi, dunque, ed è per questo che si possono permettere di curare il prodotto nei minimi particolari, cosa che puoi fare soltanto quando “fai tu” e non deleghi a terzi. Ma c’è di più: la squadra Barco comprende a tutti gli effetti anche la sig.ra Fabiola (Mengato), moglie di Alberto.

Questo incontro non è stato il classico “domanda-risposta”, ma una lunga chiacchierata che è scivolata via con gentilissima disponibilità da parte loro nel spiegarmi (e mostrarmi) cosa fanno.

A parole tutto è semplice: loro partono dalle scatole di cartone piene di tubi in acciaio e arrivano al telaio finale. Prima di saldare i tubi, però, c’è un disegno e un progetto al computer. Questo perché la stragrande maggioranza della loro produzione è su misura. Certo, c’è anche una produzione su misura non è, ad esempio qualche bici da trekking dove non ve n’è sempre necessità.

Si inizia il lavoro facendo i disegni e dopo parte tutta la trafila di produzione; utilizzano un software che si sono prodotti da sé molti anni fa. Inizialmente prendono le classiche misure al cliente e si analizzano le quote antropometriche ideali. Dopo queste misure vengono discusse con il cliente stesso in base alle esigenze; infine vengono “buttate dentro” a questo software per avere il dettaglio su come sgolare i tubi (cioè la fresatura per permettere il loro preciso innesto). Tanti telaisti, con le congiunzioni, tagliano “semplicemente” i tubi, mentre Barco fa per ogni tubo una sgolatura precisa che consente un accoppiamento ottimale delle tubazioni, come fosse un corpo unico. E questo delicato lavoro è affidato proprio a Fabiola… le sgolature dei tubi le fa lei, cioè sta lei dietro la fresa!

Tutto questo riguarda i tubi in acciaio; l’alluminio niente. Cioè Cicli Barco non lavora l’alluminio, per scelta. Lavorano l’acciaio, l’acciao inox e poi fanno i telai mix di acciaio e carbonio (mentre mi dice questo mi fa vedere un telaio che hanno fatto per Ivan Basso, che usa in allenamento). Lo potete vedere cliccando qui.

Ormai è cosa riconosciuta: il peso del telaio in carbonio non ha rivali, ma secondo i Barco (e anche secondo me) tutti i produttori stanno dando tanta e troppa attenzione alla riduzione di peso, forse a discapito della sicurezza. I Barco invece curano molto la qualità, anche se qualche grammo in più ci scappa. Ma non importa, il telaio deve durare ed essere affidabile in tutte le condizioni. Producono da sé anche le forcelle, non cosa diffusa e scontata tra i telaisti.

I clienti che scelgono Barco lo fanno per avere un telaio sicuro, artigianale in tutto e per tutto, rifinito con la massima cura, su misura, tagliato sulle esigenze di chi lo userà. Dunque il cliente può decidere tutti i dettagli di cui ha bisogno, compresi gli attacchi necessari per fissare i portapacchi, le borse, i parafanghi, e tutto quello che gli viene in mente. In questo “atelier” potete far costruire il vostro telaio, per usare la bici tutti i giorni o per quella che userete in viaggio o in allenamento.

Il telaio completo viene a costare circa 1.200 euro. È un prezzo molto competitivo, contando che l’artigianale può tranquillamente toccare i 2.000 e più euro. Stiamo parlando di un telaio con tubazioni Columbus “Spirit”, con saldobrasatura tutta in argento al 50%, il che vuol dire che ha caratteristiche meccaniche notevoli perché non andiamo ad intaccare la struttura del tubo. Il 90% delle saldature di solito usa l’ottone (costa meno). Però quando usi l’ottone devi raggiungere temperature elevate (850° C), sei dunque al limite e puoi rischiare di far perdere le caratteristiche meccaniche del tubo quando lo scaldi così tanto. Saldando in argento, i Barco riescono a saldare restando sui 450° C, cioè la metà. Inoltre l’argento permette di avere una lavorazione più raffinata e ha capillarità molto più alta dell’ottone. C’è un però: il costo è triplo e ci vuole più tempo per la stessa lavorazione. Ma il risultato è quello voluto, senza compromessi.

A parità di peso, l’argento costa 25 euro, l’ottone ne costa 1… tanto per far capire il prezzo della materia prima. Ma ci sono vantaggi che ti fanno dimenticare la spesa: con l’ottone sei anche costretto a mettere tutto in acido per togliere l’ossidante che hai usato, con la saldatura ad argento basta acqua.

Come dicevo, i Barco si producono anche le forcelle. Molto bella la loro forcella in acciaio inox e carbonio (clicca qui) completamente disegnata e prodotta da Cicli Barco. Prendendola in mano si resta sorpresi per l’eccezionale leggerezza e per il design stupendo. Mi mostrano anche la differenza di spessore (circa  un cm) tra il cannotto forcella in carbonio della loro “Inox” e quello di una forcella concorrente. Dà proprio la sensazione di sicurezza, con un peso attorno ai 480 gr. Pesa più di quelle tutte in carbonio ma la sicurezza è unica, non è “ballerina” a livello meccanico (parliamo soprattutto delle sensazioni in discesa).

In questa officina artigiana c’è ogni tipo di macchinario, e mi soffermo su quelli per piegare gli steli forcella, lavoro non semplice.

Non manca nulla, i macchinari ci sono tutti, i Barco sono completamente autosufficienti. Hanno tutto quello che serve per raddrizzare i telai in acciaio prima di portarli alla verniciatura (cosa non rara, certo, ma che mi interessa molto perché è una “fase di lavorazione” che curo con attenzione). Capita che nel corso della loro vita, i telai in acciaio abbiano preso qualche botta, soprattutto sulla forcella anteriore. È sempre bene far controllare, ed eventualmente raddrizzare, la forcella e il carro posteriore. Il preciso allineamento, innanzitutto, e dopo si può riverniciare (è quello che faccio io per ogni bici Ciclico).

La splendida attrezzatura che vedo qui dentro era di Scapin. I Barco infatti lavoravano per Scapin (erano in 20 dipendenti, altri tempi!). Scapin poi ha chiuso e adesso il marchio è di proprietà di Olympia. I fratelli Barco, nel 2007, si sono messi in proprio e hanno rilevato tutta l’attrezzatura dell’officina Scapin, che rappresentava una eccellenza sui telai in acciaio. C’è da sgranare gli occhi: ho visto raramente un’officina così. I loro papà lavorava per la Torpado negli anni d’oro. Faceva i telai per i professionisti; ma non ha mai sviluppato un prodotto “suo”. Adesso i due figli lo hanno voluto omaggiare proprio con il suo cognome, Barco, puntando subito sull’alta gamma, in onore suo. Cicli Barco dunque esiste dal 2007. Alta gamma, dunque, perché se ti metti a combattere con la gamma bassa è un bagno di sangue, la concorrenza non ti lascia scampo. Non ha senso, sarebbe una guerra sul prezzo.

Mercato? Soprattutto su estero: Norvegia, Danimarca, Australia, Giappone, Nord Europa in generale, e tanta Germania, il loro mercato più importante. Anche U.S.A.: ad esempio per il marchio Torelli (clicca qui) che usa telai Barco. Forniscono, dunque, sia clienti privati che marchi veri e propri (anche italiani) che si fanno fare i telai per poi rivenderli. Comunque, la quasi totalità dei clienti dei Barco sono stranieri. Gli unici due che sono italiani, vendono poi all’estero!

Veniamo ai telai da cicloturismo, richiesti soprattutto da tedeschi e inglesi. Cicli Barco producono anche per questo segmento di mercato e sono molto belli e curati. Produrre per gli stranieri è diverso, hanno dei gusti e concetti molto distanti dal ciclista italiano, più legato al peso. Quando produci dei telai per chi usa la bici nei suoi viaggi in giro per il Mondo, devi fornire un telaio sicuro. Se dovesse succedere qualcosa, basta trovare uno con una saldatrice e il tubo te lo aggiusta. Ecco il motivo principale per l’utilizzo dell’acciaio nei viaggi in bici. Anche l’alluminio, sotto stress meccanico, si spacca. Ed è difficile trovare uno che saldi l’alluminio quando sei in giro. Peggio ancora il carbonio, qui non ci sono soluzioni; se cricchi il tubo in carbonio, fine delle trasmissioni. Con il tubo in acciaio, basta una saldatrice e via.

Mentre parliamo mi cade l’occhio su un telaio molto particolare, prodotto per il mercato tedesco,  per la PINION (clicca qui). È un produttore tedesco che fornisce un cambio racchiuso nella scatola maggiorata del movimento centrale. Lì dentro c’è tutto il cambio che di conseguenza non necessita di deragliatore anteriore e posteriore. A vedere questa bici, parrebbe che lì dentro ci sia il motore elettrico, somiglia molto alla scatola Bosch che spesso vediamo nelle MTB a pedalata assistita. E invece no: lì dentro ci sono solo gli ingranaggi per il cambio. Qui in Italia non sono diffusi, anzi. Ma in Germania questo sistema è molto apprezzato. Ecco, il telaio che ospita questo tipo di cambio è fatto dai Barco per la Pinion. Un sacco di vantaggi: manutenzione zero, chi spedisce la bici in aereo non ha più paura di botte al cambio e durante la pedalata non hai problemi di rotture dovute a cadute.

Sempre a proposito di clienti stranieri, mi nominano anche Tout Terrain (clicca qui). Anche questo marchio tedesco utilizza telai di alta gamma Barco. Visitate il sito, se siete appassionati cicloturisti questo marchio è da prendere in seria considerazione, avendo a disposizione un budget di qualche “mila euro”.

Dai tubi al telaio finito, quanto ci vuole? 1 o 2 giorni, per circa 30 telai al mese. Un giornata per un telaio da pista ci vuole tutto, con finitura e carteggiatura. La loro sorella, che era la verniciatrice di Scapin, adesso vernicia i telai Barco. È lei che fa tutte le grafiche. Stanno provando anche la nichelatura che assomiglia al classico cromovelato e ricorda la tinta canna di fucile del titanio. Davvero bellissimi i telai nichelati, uno specchio (la nichelatura non è un vero e proprio colore, ma un bagno di nichel che dopo va protetto con la lucidatura).

Dopo la fresatura inizia l’assemblaggio dei tubi, tutto preceduto dalle misurazioni con il software di cui si parlava prima. Si regolano le maschere e si posizionano i tubi, si dà un punto di saldatura. Si parte con il triangolo principale del telaio, si allinea e si salda. E dopo – sempre in dima – si salda il triangolo posteriore. Vengono usati attrezzi Marchetti. Mi mostrano tutti i macchinari che sono stati resi più precisi e moderni con dei calibri che, su dispaly, mostrano le tolleranze. Resto impressionato dall’enorme quantità di macchine, ognuna per una specifica funzione di lavorazione. E loro sono in due che.. fanno tutto, anche le saldature a TIG (lavorazione che ha un angolo di officina a sé dedicato).

Mentre saldano, mi soffermo a vedere i forcellini posteriori a conchiglia durante la lavorazione. Fa effetto vedere come tengano tutte le schede tecniche dei telai costruiti. Ad esempio, hanno un telaio Scapin del 2000 in riparazione (orizzontale rotto). Avendo recuperato la scheda di costruzione, riescono a riportare tutto come all’inizio, sostituendo il tubo criccato e ripristinando il telaio come appena prodotto.

I fratelli Barco hanno sempre fatto questo lavoro; 25 anni da Scapin, qualche altro anno da Marino Basso e ora con il loro marchio, con grandi soddisfazioni. Seguono il lavoro dal principio alla fine, con umiltà, con passione unita a una enorme esperienza. E vi assicuro che basta vederli saldare dal vivo per capire quanta ce ne sia.

Lavorano anche in Autocad, calcolano i carichi di rottura e i pesi giusti per avere massima sicurezza nelle zone di saldatura. Precisione, dunque, che ha permesso di produrre telai per noti marchi.

Artigiani, certo, ma con occhio rivolto al futuro: pensano anche alle stampanti in 3D per potersi produrre i pezzi da testare prima di andare in produzione. Magari per le teste forcella, ad esempio: ti fai il modello, lo vedi, lo tocchi, non solo su carta. Con la 3D riesci a fare il tuo lavoro e vedere come viene per poi correggerlo. Pensano poi al NAHBS (North American Handmade Bicycle Show), per mostrare cosa sanno e possono fare. Insomma, guardano al futuro, ma nella piena tradizione artigianale.

Per mia curiosità torno a chiedere qualche informazione sui tubi in acciaio inox che mi attraggono molto. Ecco, l’acciaio inox: è una tubazione che crea un telaio molto reattivo, senza problemi di ruggine e con una comodità più accentuata rispetto al carbonio, sempre più rigido. I telai in inox stanno avendo molto successo e sono parecchio apprezzati. Peso? Circa 1.450 grammi per un telaio taglia 54. Il loro telaio XCR costa sui 2.000 euro senza forcella. Mi ha colpito molto, è un telaio stupendo!

Ma i tempi per un telaio su misura? Circa 40 giorni, poi però dipende da che tipo di tubi si scelgono. Tanto per tornare all’inox, le tubazioni XCR le aspettano loro  4 mesi!! Un botto. E quanto costa (tanto per farci un’idea) un set di tubi in inox? La serie di tubi XCR costa a listino circa 650 euro. Un set classico Columbus SL circa 200 euro. E da lì aggiungi il lavoro e i componenti. Fatti due rapidi conti, ci vengono in mente le bici vendute complete al supermercato a 160 euro!

Infine, come sempre, chiedo qualche cosa sui giovani praticanti artigiani, cioè ai ragazzi che vorrebbero imparare questa arte. Nulla di nuovo: non possono prendere nessuno. I soliti problemi burocratici, i costi, la sicurezza. Difficile qui in Italia insegnare ai giovani, star dietro ad un ragazzo costa tanto, anche perché ti fa rallentare la produzione visto che devi stargli dietro per insegnargli. Il Comune dovrebbe dare un supporto a queste iniziative, ma sappiamo tutti che non è facile.

 

Grazie a Cicli Barco, alias Maurizio, Alberto e Gianluca (non c’era Fabiola il giorno dell’intervista). Mi ha fatto piacere incontrarli e vedere il lavoro egregio che fanno. Ho arricchito le mie INTERVISTE ARTIGIANE con una tessera molto importante e di grande qualità.

Alla prossima.

i Barco

 

FOTO – Le fotografie sono state fatte da me durante la chiacchierata nell’officina artigiana Cicli Barco.