Faggin telaista padovano

12.06.2014

Stavolta gioco in casa e vado a trovare la famiglia Faggin. Questo il loro sito: www.fagginbikes.com

Li avevo incontrati già mesi fa e la loro capacità di aprire le porte di casa, nel modo antico di intendere la cosa, ti fa sentire ben accolto. La chiacchierata è finita nel tardissimo pomeriggio ed è stato naturale, per loro, chiedermi di fermarmi a cena, come fossi uno di casa.

Vai che andiamo con le domande.. e rompiamo il ghiaccio.

 

Chi era e chi è Faggin, qual è la storia di questo nome, dalla nascita fino ad oggi?

Il fondatore fu Marcello Faggin, faceva il corridore all’epoca di Bartali. Nato a Padova, le vicissitudini della Guerra (e d’Amore!) lo portarono a Udine perché c’era più lavoro. Nel 1945, dunque alla fine della sua carriera ciclistica, si mise a saldare telai e proprio a Udine creò la Faggin, producendo inizialmente bici da passeggio (a quei tempi la bici era l’auto di oggi). L’officina Faggin si trasferì a Padova nel 1947 perché l’indotto legato alla bicicletta era molto più florido: Atala, Olympia, Torpado. Il sig. Marcello morì nel 1984.

Nel 1976, un ragazzo di nome Massimo, che a 14 anni non aveva più voglia di studiare, arrivò in officina a lavorare e non se ne andò più. È lui che ha raccolto l’eredità, i segreti, l’esperienza di Marcello Faggin e ancora oggi ne porta avanti la storia, con l’aiuto della moglie Maria Cristina (la figlia più giovane del fondatore) e del figlio Davide.

 

Quali nomi famosi del ciclismo possono essere legati ai telai Faggin?

I primi telai corsa sono stati prodotti a partire dal 1978-79 per la grossa richiesta del momento. Richiesta che veniva soprattutto dall’estero, non tanto dall’Italia. Tra i famosi che usavano telai costruiti da Faggin, possiamo citare:

Aldo Zuliani, il primo ciclista (di Udine) che ha corso con la bicicletta Faggin.

Roland Liboton, un belga 4 volte campione del Mondo di ciclocross negli anni 80.

Roger De Vlaeminck (belga anche lui) quando ha finito correre ha creato un suo marchio e Mario De Clercq  ha vinto i campionati mondiali di ciclocross con un telaio marchiato De Vlaeminck ma costruito da Faggin.

Endrio Leoni e poi Gabriele Sella, pistard, e Patrizio Rampazzo, idem, usavano telai fatti da noi.

A poi alle Olimpiadi di Los Angeles, nel 1984, c’erano Martinello, Amadio, Brunelli, Colombo su pista a squadre: usavano telai Faggin “Air”. Non era consentito incollare gli adesivi, erano ammesse solo le pantografie.

 

Quanto costa un telaio Faggin?

Dipende da un sacco di cose. Dai tubi scelti, la forcella (acciaio o carbonio), le congiunzioni (di che tipologia, lavorate a mano o meno), la saldatura a TIG oppure fillet (saldatura con un riporto di lega che poi viene limata), sterzo integrato o meno, ma anche la verniciatura, le cromature (che costano molto). Ma la cosa importante è che Faggin è un telaio custom, si costruisce quello che al cliente più piace. Quindi prima scegliamo i tubi e le finiture e dopo si calcola il prezzo. Custom nelle tubazioni, custom nella geometria e custom nelle finiture. Accostare tubazioni giuste e geometrie corrette per l’utilizzo preciso della bicicletta è il massimo. I  prezzi praticati in Italia sono più bassi (è uno sconto dal prezzo iniziale, legato al fatto che non investiamo in pubblicità e crediamo che la miglior pubblicità siano i nostri telai) di quelli praticati all’estero. Purtroppo qui in Italia è difficile far capire alle persone il valore e la qualità di un telaio custom. Pochi pensano ad un telaio da corsa in acciaio, se non per partecipare all’Eroica. Non lo prenderebbero mai per fare gare o per allenarsi. Normalmente per costruirne uno occorrono 4-5 settimane lavorative, anche perché vanno considerate la cromatura e la verniciatura.

 

Parliamo di tubi in acciaio.

Faggin usa tubi sia Columbus, sia Reynolds, ma anche Tange (giapponesi)…che fa fatica a fare la ruggine. Molto probabilmente ha una ottima parte di nichel dentro. Tubi Columbus con diametri classici sono stati il cavallo di battaglia dell’azienda, la maggior parte dei telai venivano costruiti con questi tubi. Poi è arrivato l’oversize, con diametri leggermente più grandi (il tubo obliquo da  31,7 e i due tubi – orizzontale e piantone – da 28,6). Dunque i tubi sono stati rinforzati. Si usavano tubi SL fino alla taglia 55, mentre per le misure più grandi si usavano tubi SLX che erano rinforzati all’interno, più “grossi” e dunque più pesanti. Questo serviva per rendere il telaio più rigido, per evitare flessioni durante la spinta sui pedali.

 

Quanti telai producete all’anno?

Tutto è custom e costruiamo circa 40 telai. Lavoriamo acciaio, alluminio, ma anche carbonio. Diciamo che l’acciaio occupa il 40% dell’intera produzione. Facendo “custom” non abbiamo la possibilità di fare grande magazzino. Non si fanno più i telai da appendere alle rastrelliere. L’acciaio è molto confortevole per le lunghe distanze, questo è il motivo principale per cui sceglierlo.

 

Il tuo cliente tipo?

La nostra clientela è molto variegata, arrivano giovani ragazzi italiani a ordinare telai da pista solitamente, ma arrivano anche persone più mature che vogliono il telaio da corsa di una volta, perché si sono stufati del carbonio. Ci capita sempre più spesso di ricevere email e molto spesso anche visite da persone di altre nazionalità che vengono a vedere la nostra officina, vogliono respirare la nostra aria prima di ordinare il loro telaio.

 

Quale il tuo attrezzo a cui sei più legato?

La mia dima. Si chiama “Idra”, prodotta da Bike Machinery (www.bikemachinery.it).

La usa anche Richard Sachs (www.richardsachs.com). È fantastica, perché mi permette di creare i telai con misure e angoli precisissimi.

 

Avete partecipato alla fiera di Londra, come è andata?

Parliamo della UK handmade bicycles show (www.bespoked.cc), nata nel 2011 a Bristol.

L’edizione 2014 è stata spostata a Londra, ma la riporteranno a Bristol l’anno prossimo. Il contesto era stupendo, all’interno di Lee Valley Velodrom. Abbiamo portato 4 bici montate e 6 telai.  La fiera è andata bene, ci conoscono. Faggin all’estero è ben conosciuto, non come De Rosa o Colnago, certo, ma le persone si ricordano di noi. Lì sono ciclisti per tutto l’anno: noi abbiamo il Sole, loro la pioggia. Ma loro vanno in bici e noi in auto. Gli inglesi ci hanno apprezzato così tanto che la nostra bici ricoperta in pelle ora è esposta al negozio “B 1866” di Brooks a Londra (www.b1866.com).

Anche nel loro profilo Facebook questa bici è piaciuta moltissimo: www.facebook.com/B1866

La copertura in pelle è stata fatta da mio cognato a mano (lui è pellicciaio) con cuciture comprese, più di 100 ore di lavoro per ogni telaio, e questo vuol dire che è una bici 100% Made in Faggin! Visto che ha ricevuto parecchi apprezzamenti, pensiamo di realizzare delle coperture in pelle magari marchiate e personalizzate per il cliente.

 

Caratteristiche dei telai Faggin. Cosa dicevi agli inglesi?

Gli inglesi sanno apprezzare. Ti guardano, ti osservano e capiscono i dettagli. Uno mi ha detto: si vede che siete italiani perché sui vostri telai c’è impressa la storia. I nuovi telaisti lavorano molto di fillet o di TIG ma ci mettono sempre del moderno. Le “nostre” bici invece sono le bici di una volta ed è questa la differenza. In fin dei conti noi italiani abbiamo fatto la storia del ciclismo.

 

E i telai da pista?

Trent’anni fa vendevamo al marchio Torelli, che era il nostro importatore in USA, tre volte all’anno, circa 30 telai da pista, tutti rossi. Solo col freno davanti. Ma telai da pista. Noi non capivamo come li usassero! Li usavano per strada, ma parliamo di 30 anni fa!

 

Che telaisti apprezzo oggi?

Zullo, molto bravo.

E poi Dario Pegoretti. Noi abbiamo una grande fortuna: se ci salta in testa qualcosa, andiamo in officina e la facciamo. Pegoretti si è sentito di fare una cosa particolare, la fantasia di verniciarle come dice lui e ha scelto la sua linea. Lui ha scelto la sua idea. Bravo perché ha cambiato il volto alla bici.

Un altro che mi piace molto è Richard Sachs (www.richardsachs.com), ma anche Stan Ridge (www.stanridgespeed.com), un americano dell’Ohio. Bravissimo, lavora rigorosamente l’acciaio.

Anche D’Accordi (www.daccordicicli.com) o Tommasini (www.tommasini.it) mi piacciono.

Siamo anche amici di Colnago, lui ha fatto la storia della bici, Eddy Merckx, un grande uomo e Davide Boifava, ed anche lui è rimasto nel mondo della bici con il marchio Carrera (www.carrera-podium.it).

Oppure ci sono telaisti che lavorano molto anche per terzi e fanno bellissimi telai. Come Gianni e Fabio Bonetti di Padova (www.telaibonetti.it).

 

La famiglia Faggin mi è entrata nel cuore. E le semplici domande forse non riportano il loro sorriso e il loro spirito. Per questo voglio chiudere questa la mia quarta “intervista artigiana” con qualche chicca venuta fuori durante la chiacchierata. Sono parole che ci fanno capire chi abbiamo di fronte.

 

I “pensieri”.

A volte noi telaisti sembriamo costosi; ma questo perché tutto quello che esiste nel mercato è cinese. E il brutto del mercato è che per vendere devi abbassare il prezzo. Dunque fai fatica a spiegare la qualità al cliente. Ma andando avanti così nasce la lotta tra poveri. I prezzi sono andati giù e noi sembriamo cari. Ma 30 anni fa i telai costavano (in proporzione) anche di più.

Le cromature le faccio fare da uno bravissimo che le fa dopo l’orario di lavoro per dedicarsi solo ai nostri telai, con calma. Così li tiene in bagno di cromo per più tempo, perché sia più resistente e più brillante!

Se non hai il telaio che fa la differenza, dov’è la differenza?

Perché sono nati i biomeccanici? Per mettere in sella le persone che usano telai di misura errata. Colpa dei telai che ormai sono standard.

 

Due aneddoti, una conclusione.

Faggin, contrariamente a quanto si può pensare quando si parla di artigiani, non ha paura di insegnare, di tramandare la quasi quarantennale esperienza. E lo fa, non sono solo parole.

 

Nel 1983 un telaista greco venne qui ad imparare. È di Rodi. Ora ha una azienda e fa bici. Il suo marchio è FIDUSA: www.fidusa.gr. A quei tempi non trovava i guanti, la carta vetrata, i pennelli, non aveva nulla e glieli mandavamo noi. Ogni tanto viene qui a trovarci e per aggiornarsi sulle tecniche di lavorazione. È stato da noi anche una settimana fa. Per noi è ormai come un fratello.

E poi un ragazzo di Cambridge, tre anni fa è venuto qui da noi ad imparare..

 

colore 11

 

 

“Mi piacerebbe insegnare, ma non è immediato qui in Italia. Devo capire bene come impostare questa cosa. Siamo certi che prima o poi il mercato si riprenderà e saremo in pochi per far fronte alla domanda

 

FOTO – Le fotografie ritraggono l’officina Faggin e sono state fatte durante l’incontro.