Gemmati – Iride dal 1919

4.05.2016

Cintello (VE)

IRIDE – Sito web: www.iridecicli.com

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Bici cucite a fuoco sul tuo corpo dal 1919.

Eh già, perché la Gemmati Velocipedi è un’antica fabbrica di biciclette ancora gestita dalla famiglia fondatrice. A dare l’avvio fu Umberto Gemmati, il fondatore; oggi c’è Carlo (il nipote) ed è lui che vado a trovare nella sua officina in un piccolo paesino di nome Cintello (siamo a Portogruaro, in provincia di Venezia).

La facciata è stupenda e la potete ammirare nella foto di copertina. Il muro giallo, vissuto e scrostato, ancora bello e verace, con il nome della ditta a caratteri cubitali in blu, un vezzo che costa 200 euro all’anno di imposta comunale. L’edificio è considerato di valore storico, per cui non puoi né tinteggiarlo né levare la scritta. Per cui? 200 euro.

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Dentro c’è tutto: gli uffici, la parte di officina, il sottoscala pieno di locandine e manifesti d’epoca, il magazzino. E poi Carlo: alla dima, al cannello, alla sabbiatrice, alla verniciatura.

Arrivo a metà mattina e sta saldando la scatola di un movimento centrale. Salda ad ottone e a TIG, non ha una preferenza. Dipende da cosa devi fare con il telaio, mi precisa: l’ottone è meno rigido, si presta meglio per bici meno nervose, dunque per passisti, o bici semplicemente più tranquille, da passeggio. La saldatura a TIG, invece, rende il telaio più rigido, più grintoso; non cose abissali, ma alla fine la differenza c’è e si sente.

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Mentre gli parlo sta finendo un telaio per un cliente che ama le gare eroiche, dunque con tutti i crismi di una volta: il passaggio dei cavi-cambio sopra la scatola del movimento centrale, come si usava nei ‘70, poi i forcellini di tipo Campagnolo, le inclinazioni meno estreme (73°), i freni un po’ più grandi (non quelli tipicamente da corsa a braccio corto) che volendo possono accogliere anche i parafanghi. Ci fermiamo a guardare le geometrie dei tubi che hanno inclinazioni diverse rispetto ai telai moderni. Dalla metà degli anni 80 sono più “in piedi”, ma se fai tanti km la bici diventa scomoda perché le vibrazioni ti arrivano dirette alla schiena. Per cui va bene per chi gira in montagna, cioè chi fa salite. Per gli altri, quel tubo lì è meglio tenerlo meno verticale a vantaggio della comodità.

Carlo Gemmati lavora solo acciaio, no alluminio né carbonio. Ma con l’acciaio fa tutti i tipi di bici: strada, pista (scatto fisso), MTB, ciclocross, gravel, turismo, city (urban). È un artigiano con molta esperienza e molto deciso nelle risposte e mi ha fatto una bellissima impressione anche dal punto di vista umano perché è pacifico, calmo, posato, sicuro e deciso. Ed è stato molto accogliente (considerate che quando vado ad intervistare un telaista, gli capito lì in mezzo alle scatole mentre sta lavorando e gli faccio domande e foto mentre sta “cucendo” i tubi come fossero un vestito: in effetti, nel caso di Carlo, il motto di Iride Cicli recita proprio questo: biciclette cucite a fuoco sul tuo corpo).

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Il primo passo di tutto il lavoro è la giuntura (ottone o TIG) di tubo orizzontale e tubo piantone; dopo chiude il triangolo e alla fine salda il carro posteriore. Qui, mi ribadisce, sta il vero momento creativo dell’artigiano, è qui che decide gli angoli, le distanze, le caratteristiche strutturali e meccaniche che vuole dare alla bicicletta. I telai sono “cuciti” sulla base degli ordini dei clienti che gli danno le misure precise del loro corpo. In altri casi, soprattutto quando deve fare telai per le grandi case distributrici, riceve l’altezza della persona e sta a lui creare il telaio basandosi su quell’unico dato: non facile.

E quali sono queste grandi case distributrici? Ad esempio Montalbetti (distributore nazionale di telai e componentistica per bici, nda).

I telai migliori, quelli di qualità più elevata, che vedete nei cataloghi di questo famoso distributore sono fatti da Carlo Gemmati in persona (entrate in qualunque negozio di bici: difficile che non abbia sul bancone un catalogo Montalbetti!). E Montalbetti li vende e li distribuisce ai negozi di tutta Italia.

E quanti telai fa per Montalbetti? Circa 80-100 all’anno: corsa, pista, passeggio, tutto. Lo scattofisso sta un po’ calando, mi dice. Perché è stata una bella moda ma è diventata una nicchia di mercato. Ci sarà sempre chi lo usa, ma quanti? Ultimamente la domanda sta crescendo nel settore gravel, cioè telai da corsa adattati per sterrati, argini, ghiaia e strade bianche, con la possibilità di usare copertoni più cicciotti, da 35 (o anche 40) e freni a disco.

Lui ovviamente questi gravel (ghiaia) li fa e costano mediamente 60 euro in più di un telaio corsa. Dunque un aggravio assolutamente contenuto. Sui gravel ci mette la forcelle in carbonio e li salda a TIG e hanno la predisposizione per i freni a disco. Uno volendo può mettere la forcella in acciaio ma deve avere gli steli dritti sennò diventa un problema saldare l’attacco per le pinze dei dischi e ci sarebbe poi un problema di resistenza su steli curvati. Per questo Carlo preferisce lo stelo dritto, oppure forcella in carbonio e via.

Il costo complessivo dipende molto da che acciaio si vuole. Con un Columbus SL – cioè un tubo classico, molto buono – un telaio completo ti costa circa 300 euro, 400 con forcella, finito e verniciato. Un ottimo prezzo. Un set di tubi Columbus “Cromor” (tubi base) gli costa 60 euro. Se prendi anche le congiunzioni e tubi SL, si sale a 120-130 euro e i conti sono presto fatti.

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Verniciato? Sì, Carlo vernicia pure e mi fa vedere dove esegue la verniciatura (a liquido e a polvere). Quindi ti dà la bici completa, verniciata e montata. Uno gli può chiedere solo il telaio, certo, ma pure la bici finita e fiammante scegliendo la componentistica che vuole. Carlo fa il telaio, lo colora, lo monta: massima flessibilità e opzioni di scelta.

(Una curiosità: Montalbetti è a sua volta fornitore di tutta la componentistica che Carlo usa per assemblare le sue di bici, cioè quelle che vende a marchio IRIDE).

Arrivo a fargli la domanda classica che faccio sempre a tutti gli artigiani che incontro: insegni ai giovani? Si può insegnare ai giovani in questo Paese imbrigliato da mille leggi? Anche lui, purtroppo, risponde che non puoi farlo. Intanto c’è la Legge 626 che dice che non puoi usare gli attrezzi in una certa maniera. A lui non importa perché lui è il titolare e può fare quello che vuole. Però se ci fosse un ragazzo apprendista, la L. 626 dovrebbe rispettarla eccome. Un tornio se lo usa lui non ci sono problemi, ma lo stesso tornio non a regola se lo usa un ragazzo e si fa male sono problemi. Vero è che questo tipo di officina non è pericolosa, non ci si fa male, però…

Quanto ti costa tenere una persona? Per poco che tu debba pagarla, arrivi comunque a 1.000-1.100 euro al mese in tasca al ragazzo a cui devi aggiungere contributi (e superi i 2mila). Poi all’inizio un ragazzo è da formare, non ti produce; ora che prendi 2.000 euro di telai devi lavorare 40 ore al giorno. Semplice: Carlo vorrebbe insegnare, non ha segreti da custodire, ma i conti non tornano. Tutto qui.

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Nel sito Iride, la storia della Gemmati Velocipedi è molto bella e vi invito a leggerla. Il nonno Umberto la fondò nel 1919, venne a mancare negli anni ‘80. Poco dopo morì anche Mario, il papà di Carlo che, venticinquenne, si trova a decidere: chiudo o vado avanti? Sceglie la seconda e diventa un bravo telaista.

Agli inizi il nonno Umberto aveva portato in fabbrica un bravo telaista padovano che però non insegnò nulla a nessuno. Gli altri dipendenti non avevano particolari doti, dunque era arduo ottenere dei telai buoni. Ma il nonno va avanti e nasce il marchio Iride, legato alla “bicicletta sportiva”. Il successo arriva grazie a questo prodotto e la richiesta sale così tanto che la ditta, in un certo periodo, conta fino a 70 dipendenti!

Il nome Iride diventa famoso e riconosciuto tra ciclisti e addetti ai lavori, tanto che – si legge nel sito – un giorno il grande Bottecchia si reca a Cintello proprio per conoscere Umberto. La leggenda racconta che Ottavio gli avrebbe detto: anziché comprare la sua bicicletta sportiva in un negozio sono venuto di persona per complimentarmi con Lei, comprare una bicicletta e farne una uguale!

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La Iride Cicli si riforniva di telai anche da telaisti esterni, di Padova per la precisione. In quel periodo Carlo iniziò a lavorare con il babbo e girò dai telaisti per imparare. Ma facevano un po’ quel che volevano. Gli chiedi un telaio a 73°? E loro fanno ciò che vogliono. E i tempi di consegna? A volte dopo tre giorni, a volte dopo tre mesi. Non è possibile organizzare un lavoro con queste incognite (ed io non gli chiedo quali erano i telaisti che lo hanno fatto diventare matto, sebbene la curiosità mi sia rimasta).

In queste condizioni pensò: inizio a farmeli da solo! Osservava, provava, faceva. Iniziò a lavorare anche per alcune squadre di esordienti, si fece le ossa creando telai per i ragazzini agonisti. Parliamo dei dilettanti (18-20 anni), parliamo della Nazionale slovena, la squadra del Casinò Perla di Nuova Gorica: le bici gliele faceva lui.

Ha imparato così, piano piano, all’inizio per pura sfida e divertimento, anche per gli amici. Purtroppo le cose non andavano benissimo; c’erano dei grandi produttori cinesi che facevano acciaio e alluminio, con costi bassissimi. Il telaio era identico per tutti. A molti conveniva prendere telai così e metterci il proprio marchio sotto vernice. In Cina una verniciatura con i tuoi adesivi ti costa 10 euro! Qua se fai degli adesivi decenti, ti costano solo loro 10 euro, più ci attacchi la verniciatura e il trasparente sopra… non c’è gara.

Chi te lo fa fare? Alla fine ti arrivano i telai già finiti dall’Oriente, stessa finitura per tutti. I pezzi che ci metti su (il “montaggio”) sono sempre quelli, Shimano, Campagnolo.. dimmi che differenza c’è tra la bici A e la bici B e la bici C? Nessuna. Arriva domattina uno senza arte né parte e fa la bici identica alla mia. Dunque è difficile trovare la propria collocazione sul mercato in queste condizioni. Nel bene e nel male, le bici diventano tutte uguali. Ma il prodotto dov’è? Con queste bici a basso costo, montate tutte allo stesso modo, qual è la differenza? Come si fa a catturare il cliente, a dirgli “vieni da me che la bici te la faccio io”?

Intanto dipende che fascia di mercato vuoi andare a coprire. Se prendi quella c.d. di massa c’hai poco da fare, devi stare con prezzi di mercato, bassi e bassissimi (i c.d. supermercati delle bici). Carlo le bici da 100 euro però non vuole né farle né commercializzarle.

Puoi decidere di stare un gradino sopra e fornire i negozi; cerchi di dare un prodotto ben fatto ma con prezzi accessibili. Iride fornisce anche questa fascia di mercato e dà ciò che questi chiedono: telaio o bici completa. Però, anche qui, il telaio deve avere prezzi assai compressi e per questa ragione Carlo (in questi casi) con i suoi costi non ci sta dentro; per cui si fa fornire i telai da ditte italiane che gli garantiscono un costo competitivo. Lavora con Daytona, Tecnobike, Alpina e Viscontea (i telai sono marchiati ovviamente con il loro rispettivo nome).

Si può salire ancora di qualità e qui Carlo va su davvero quando salda i telai per il famoso marchio di Curno, in provincia di Bergamo, che risponde al nome di CIÖCC (si pronuncia CEC, con le “c” dolci). I telai Ciöcc in acciaio a congiunzioni li fa lui e scusate se è poco.. Ciöcc è un nome di grandissimo rilievo.

Vedete qua di cosa stiamo parlando: Ciöcc vintage

Tempi di realizzazione: quanto ci mette per preparare un telaio? 9-10 ore, partendo dal set di tubi in scatola.

Provvede anche alla sabbiatura che è tarata in base a cosa si deve fare. Perché? Se andrà a cromare il telaio, deve sabbiare a mano e usare sabbia di silicio che è molto sottile, pulisce bene e non è invasiva: la botta che arriva al tubo è più delicata, tale da non fare il “buco”. Questo perché il tubo deve essere perfettamente liscio se lo si vuole cromare. Una cromatura sarà perfetta e luccicante solo quando la superficie del tubo è perfettamente liscia. Il difficile non sta nella posa del cromo ma nella preparazione del tubo che verrà cromato. Sta qui la maggiore difficoltà.

In altre parole: non basta mettere cromo sull’acciaio, quello è il meno, perché è la lucidatura che viene prima che garantisce o meno un risultato egregio. Per cui, nel caso si debba cromare, lui usa sabbia di silicio, manualmente.

Quando invece il telaio andrà verniciato con un classico colore, allora può usare la sabbiatrice automatica a corindone (sabbia di ferro). Il tubo risulterà così più ruvido garantendo al colore maggior presa.

Si è fatto tardi, è ora di andare, basta rompere le scatole. Lo lascio alla sabbiatura di silicio.

 

Mentre sto per uscire, butto l’occhio alle pareti degli uffici dove sono appesi i manifesti pubblicitari degli anni ’50. C’è anche Gino Boccasile, autore che ha legato il proprio nome ad importanti campagne pubblicitarie dagli anni ’30 agli anni ’50.

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Un aneddoto simpatico (leggo nel sito Iride) risale al 1947 ed è quello di questa ragazza in bicicletta. Il vento le alza la gonna e si vedono gli slip. Fu scandalo, all’epoca non era permessa tanta audacia. Aggiunsero il pizzo per fingere un sottogonna. Una buona mancia all’addetto alla censura fece il resto e questo allegrissimo manifesto passò. Approviamo anche noi!

 

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Grazie a Carlo per avermi aperto le porte del suo.. atelier!

Hai arricchito le mie INTERVISTE ARTIGIANE. Alla prossima!

 

FOTO: mie (però potevo farle meglio eh…)