Legor telaista classe 1985!

4.12.2013

Siamo a Provaglio d’Iseo in provincia di Brescia. A dirla tutta, siamo anche in Franciacorta, terra famosa per la produzione del vino. È in mezzo a questi vigneti che lavora Mattia Paganotti, mano e mente di LEGOR cicli. Mano soprattutto, tanta mano. Il capannone è di suo padre e lui ne occupa un angolo. Dentro c’è il Regno di Mattia, un laboratorio dove si fa la sua volontà. Lui abita a Brescia e arriva qui in bici, sempre in bici. Questo vuol dire circa 15mila km all’anno solo per andare al lavoro, non contando quelli fatti per allenamenti e gare di ciclocross.

Mattia lavorava con suo padre ma la passione lo ha spinto ad entrare nel mondo artigiano dei telaisti. Noi che compriamo le bici siamo portati ad immaginare i telaisti come artigiani di una certa età; di certo non li pensiamo con meno di 30 anni. Mattia ne ha 28 e fa questo lavoro da 5 anni. Nove volte su dieci i ragazzi cercano un lavoro classico con il classico stipendio a fine mese. Però Mattia non è fatto “per quella roba lì”; ci aveva anche provato facendo il postino, il magazziniere, ma ha preferito l’avventura. Ha provato a lavorare con suo padre, ma anche lì non riusciva a mettere qualcosa di suo nel lavoro e quindi ha iniziato a fare telai. A “pensarli”, come dice lui, perché costruirli è una cosa, ma costruire quello che vuoi è tutt’altro.

Come hai iniziato?

Mi sono avvicinato alla bici perché mi piacevano i telai da pista. A forza di contattare i vecchi telaisti in giro mi sono reso conto che questo lavoro si stava perdendo. Questo poteva essere il mio lavoro, potevo fare il telaista, anche se mio padre (e non solo) mi diceva che ero matto.

E per comprare gli strumenti e gli attrezzi?

Per comprare un’officina ci vogliono un bel po’ di soldi e avevo trovato un vecchio telaista che poteva vendermi la sua, ad un patto: ti compro l’officina e tu mi insegni.

E come andò a finire?

Alla fine non se ne fece nulla, però quel patto mi servì per farmi fare il grande passo. Se non avessi trovato qualcuno che mi faceva apparire la cosa fattibile, probabilmente non avrei iniziato così facilmente e a cuor leggero. Per cui, quel patto è stato importante anche se dopo ho seguito altre strade.

Ho infatti iniziato a cercare un po’ di tubi per iniziare a fare un po’ di prove. Sono andato da Lessignoli (che tra l’altro era il padre di un mio compagno di scuola); ero passato da lui per comprare dei tubi e lui mi ha chiesto cosa ne volessi fare e quando gli ho detto che volevo fare telai mi ha detto che ero pazzo. Mi diceva che non aveva senso fare telai con la concorrenza cinese che con pochi euro te ne fa uno. Tra l’altro questa cosa me la dicevano tutti quelli da cui andavo a comprare tubi. La concorrenza cinese è stata tremenda per gli artigiani e dagli anni ‘90 (quando sono arrivati i cinesi) moltissimi hanno chiuso e ora ci sono i superstiti.

Anche tu sei un superstite?

Eheh… no, io sono della nuova scuola! Quindi sono andato da Lessignoli e mi ha detto: se vuoi ti insegno io.

Come hai fatto a convincerlo?

Gli ho detto che un artigiano non può andare in pensione senza aver insegnato niente a nessuno, non si fa! E visto che suo figlio non ha fatto il suo mestiere, c’ero io. Poi cinque anni fa c’era poco futuro per un lavoro come questo, per un giovane era molto rischioso. Lui aveva smesso da molto ma aveva ancora tutto in officina. Il patto però era che gli riparassi il tornio perché non funzionava e senza il tornio non si fa nulla. Io non avevo mai riparato un tornio ma mi sono messo, l’ho smontato e gliel’ho messo a posto. E con quello abbiamo fatto il primo telaio. Dopodiché ho iniziato a farne per i fatti miei però avevo lui come punto di riferimento.

L’anno dopo ho sentito parlare di Serena (telaista storico di Brescia) e ho chiesto in giro dove avrei potuto trovarlo. Purtroppo era morto e ho parlato con la moglie. Sono andato a suonarle a casa e le ho chiesto se c’era ancora qualcosa nell’officina di suo marito. La prima volta che sono andato a trovarla non facevo ancora telai ma ero andato per chiederle se aveva telai da pista e mi disse che non ne aveva più. Ci sono tornato dopo un po’ di tempo, quando i telai avevo iniziato a farli, e allora la signora Serena si è sciolta e siamo diventati amici. Mi ha accolto con tanta gentilezza e mi ha portato nell’officina del marito che era ancora così come l’aveva lasciata lui prima di morire. Lei non aveva toccato niente; tutti gli attrezzi per fare i telai erano ancora lì. Siamo diventati amici e.. qui puoi vedere alcuni suoi pezzi.

Altre macchine le ho prese da Denti e Pittozzi (Denti correva con Merckx) e piano piano ho preso altre attrezzature. Sono tutti pezzi ottimi, tipo la ANVIL (dima per saldatura dei tubi).

Con gli altri telaisti che rapporti hai?

Zullo e Pegoretti li ho conosciuti al NAHBS (North American Handmade Bicycle Show). Li conoscevo di nome e dopo siamo diventati amici. A loro, ma non solo, ho proposto di unire le forze per creare una specie di associazione di telaisti italiani che accolga i veri artigiani, cioè non quelli che lavorano al ribasso! Spesso – e non sono il solo a dirlo – trovi telaisti che vendono al prezzo che pago io per comprare i materiali. Come fanno?!

Ho saputo che ti stai trasferendo in Spagna…

Sì, andrò a Tarragona, sono sempre stato innamorato della Spagna. È da quando ho 18 anni che voglio trasferirmi là. Prima facevo skate a livello professionistico e quindi la Spagna e soprattutto Barcellona erano la Mecca per chi fa skate. Nel frattempo moltissimi miei amici sono andati lì a vivere e dunque ho molti contatti.

Mi piace molto: mare, gente, clima, insomma molto più facile che stare qui. A inizio 2014 parto e vado assieme a mia moglie che fa la sarta. Ho trovato casa, officina e terreno a 700 euro al mese! Non ho desideri di guadagnare chissà che. Quando arrivo a fine mese a me basta, non ho velleità. Ma lì almeno con 700 euro mi prendo la casa, l’officina e un po’ di terreno. Sono vicino al mare e non spendo 1.500 euro di riscaldamento all’anno! E risparmio due ore di bici al giorno per venire al lavoro. Adesso ci metto un’ora per venire e un’ora per tornare, totale 15mila km all’anno, pioggia inclusa! Aggiungi le gare di ciclocross, dunque non la uso solo per venire al lavoro. Ho la bici da pista e ciclocross e una MTB. L’unica che non ho è la bici da corsa.

Fai tutti i tipi di telaio?

Tutti. Pista, ciclocross, mtb, corsa, anche se da corsa non ne ho fatti molti. Nell’ultimo periodo ne ho fatti quattro. Questo che vedi è per un architetto italiano che vive a Parigi che lo ha voluto con i pendenti asimmetrici. All’inizio li facevo così, hanno maggiore rigidità dal lato trazione però questa è la scusa ufficiale: si tratta più che altro di un fatto estetico.

I clienti immaginano cosa ci sta dietro tutto questo lavoro manuale?

Il problema non sono solo le bici, ma tutto. La gente non si domanda più cosa c’è dietro qualsiasi cosa. Ed anche per questo che le cose non vanno bene come dovrebbero. Perché nessuno si chiede cosa ci sia dietro una mela o una maglietta che pago due euro e viene dall’altra parte del mondo. E non si domanda nemmeno cosa crea alimentando un circolo del genere. Come fa una cosa che si fa a 15.000 km a costare meno di una roba che fa il mio vicino di casa? Se iniziamo a domandarci questo e a dare i nostri soldi a dei circoli virtuosi le cose iniziano a cambiare. Anche per questo ho smesso di usare la macchina, perché è inutile far finta di essere coerenti e dopo si toppa di brutto in cose così.

Quanti telai fai all’anno?

Non lo so! Ho sempre fatto tre lavori fino ad adesso ed è da pochi mesi che faccio solo questo. Te lo potrò dire tra un anno!

Nel fare i telai conta molto la precisione nel momento in cui devi “accoppiare”i tubi?

Per me un buon telaio è fatto da tutte le piccole cose, non c’è il segreto unico. Ci sono tutte piccole cose che devono essere fatte a regola d’arte; una volta che conosci bene tutti i passaggi, che sai come deve essere il telaio finito, ci sono tutti i piccoli accorgimenti che tu fai per fare un telaio che fa la differenza, per fare il tuo telaio.

Quando saldi, una sola passata? Quanto tempo impieghi?

Sì, buona la prima. Perché se riscaldi troppe volte indebolisci le tubazioni. Per saldare tutto ci metto circa un’oretta, più o meno.

Le congiunzioni le prendi o le fai?

Di solito le prendo fatte, se uno vuole posso farle io però il costo sale perché fare le congiunzioni  un lavoro molto lungo e impegnativo. Per cui le faccio, ma bisogna farsi pagare il giusto.

Ti fai anche le forcelle?

Sì, ovvio. È un lavoraccio, molto difficile, ma le faccio. Sono bastarde, farle bene è un altro sport. Quando chiedi 200 euro per una forcella senti i mugugni del cliente. Però è difficile, c’è dietro tantissimo lavoro. Per fare una forcella ci metti un terzo del tempo necessario per fare il telaio intero! Poi ci sono tutte le scorciatoie per farle velocemente, certo, tipo non stai lì a piegare i tubi e dunque li tieni dritti con relativo riflesso sul rake. Metti i forcellini senza lo spacco a lima. Però già i materiali per fare una forcella costano molto di base.

Se dovessi ordinarti oggi un telaio quanto ci metti per consegnarmelo?

Un paio di mesi. E ci devi aggiungere la verniciatura. Se sono incasinato col lavoro arriviamo anche a cinque mesi in tutto.

So che vai anche da Tiziano Zullo a lavorare.

Certo, ci vado ed è bello perché c’è sempre da imparare, per tutti. È una persona umilissima e il bello che anche lui sa che tra artigiani c’è sempre uno scambio. Non che lui abbia da imparare da me, ma comunque uno scambio c’è sempre. È il bello del nostro lavoro.

Per fare questo lavoro quali strumenti sono necessari?

Prima cosa: la voglia. Dopo puoi comprarti gli attrezzi. Ci sono un sacco di ragazzi che fanno questo lavoro, adesso va molto. Qualche anno fa molto meno. Però in Italia è difficilissimo iniziare qualsiasi cosa. Per questo motivo vorrei che riuscissimo a realizzare una associazione dei telaisti italiani. Perché da soli sprechiamo un sacco di energie. Quando c’è disegnare una dima o per fare qualunque cosa, ognuno prende la sua direzione. Invece se fossimo tutti assieme, anche per gli ordini, magari potremmo avere maggior voce in capitolo con i fornitori. Se fossimo anche in dieci.. anche con il verniciatore, vai lì e gli dici: siamo in dieci, ci devi garantire qualità e tempi e prezzo. Che poi il prezzo è il minimo: se uno ti lavora bene, va bene sempre. La cosa più importante è la serietà, la qualità. Io voglio ottenere quel risultato e basta.

Questa associazione di telaisti che vorreste creare da chi dovrebbe essere composta? Quando andrai in Spagna, magari sarete meno vicini e creerà qualche difficoltà nell’unire le voci.

Guarda, siamo già lontani: uno è di Milano, due a Torino, uno a Lecco, poi Caldonazzo, Castelnuovo del Garda… e vorrei anche chiederlo a Crisp perché è italiano anche lui! Ma quello che spero è che “gli anziani” (in senso di esperienza) ci diano una mano. Io quando un ragazzo giovane mi chiede una mano lo aiuto senza problemi, non mi interessa tenere i segreti, anche perché ricordo la fatica che ho fatto io quando ho iniziato.. non lo auguro a nessuno! Ti trovi infatti con un investimento e con il deserto intorno.

Che investimento hai avuto in macchine?

All’inizio io ho speso 6mila euro. Ma il problema è che tu fai l’investimento e dopo non trovi quasi nessuno che ti insegni a fare le bici. Tanti mi dicevano: “hai il lavoro sicuro, perché ti metti a fare le biciclette?!” Però bisogna rischiare. E adesso anche con l’aiuto di internet trovi quasi tutto, mentre solo qualche anno fa, quando ho iniziato, le informazioni non giravano come adesso. Vero che dopo devi metterti lì a fare le cose e tra il dire e il fare c’è un abisso, ma almeno le informazioni le trovi, vedi le leghe da usare, vedi dove trovare le congiunzioni.

Che orari fai “d’ufficio”?

All you can work! Mi alzo alle 6.30 e arrivo qui alle 8 e vado via alle 19.30. E a queste ore ci aggiungo le due in bici per andata/ritorno.

Con la bici faccio gamba e carattere. Ho 20 km per arrivare in officina. Uso una bici da ciclocross con il portapacchi e le luci. È una bici fatta da me e l’ho fatta in una notte prima della gara. La prima ciclocross che ho fatto. Avevo lavorato tutto il giorno, sono arrivato a casa alle sette e un mio amico, che doveva fare l’esame all’università, voleva studiare e stare sveglio tutta la notte. Con lui, dopo cena, sono ritornato in officina e siamo stati lì fino alle 10 del giorno dopo senza dormire. Alla fine dovevo solo montare il telaio ma ero talmente stanco che ero convinto di non aver fatto gli attacchini del cambio. E invece c’erano. Ma sono andato a fare la gara con un’altra bici proprio per questo. E per 15 giorni non l’ho più voluta guardare anche se era giusta e aveva tutto.

Che componentistica preferisci per le tue bici da pista e ciclocross?

Chris King, Pmp, guarniture Sugino 75 o la Grand Mighty. Molti di questi componenti vengono usati anche in strada, non solo in pista o in gara.

Paul e Wood sono validissimi.

Certo, roba di qualità eccezionale. Prezzi più elevati, ma soldi spesi bene. Paghi all’inizio ma dopo sei tranquillo. Se devo prendere una cosa, adesso aspetto di più e la prendo buona. Se fai tanti km è meglio, sennò sei sempre lì a cambiare roba. Meglio prendere roba buona all’inizio. Anche la roba Rohloff è fantastica e quando prendi roba così sei tranquillo per sempre.

Dai, raccontami qualche aneddoto che ti fa piacere ricordare…

Un cliente di mio padre, un artigiano vecchio stile. Mi ha prestato 3.500 euro per comprare la dima. Mi ha detto: io ti do i soldi così inizi a lavorare e tu mi fai due bici quando hai tempo. Meno male ci sono anche persone così.

Per il trasferimento in Spagna come ti organizzi per il trasloco?

Pago un camion che porta via tutto; mia moglie fa la sarta per cui ci sono anche tutte le sue macchine. Un bel circo!

E quando sarai arrivato in Spagna?

Quando ci vado vorrei mettere su una scuola. Vedremo.

Il tuo logo chi l’ha fatto?

Un mio amico fumettista molto talentuoso. Adesso vive vicino a Parigi e in arte si chiama ECHORN (cura un suo blog). È talmente artista che mi disse: io ti faccio il logo, ma solo gratis! Davvero un personaggio. Ed è venuto da me con due pagine piene di bozzetti e loghi, uno più bello dell’altro, buoni alla prima. E ognuno aveva una storia.

Legor in dialetto vuol dire lepre, io volevo qualcosa che suonasse italiano e il dialetto è ancora di più di italiano.

…e mentre Mattia sta limando il telaio… (vedi foto)

La soddisfazione non è tanto mandare via gente con una bici col mio marchio, ma il fatto di rendere felice qualcuno. Anche perché gli dai la LORO bici, non una bici come le altre. Sotto la scatola movimento centrale metto una placchetta su cui incido la data di inizio del telaio e il numero di serie.

Durante la limatura ammette che c’è il rischio di diventare orsi a stare da soli in officina per dieci ore a limare i tubi. Per quello gli artigiani sono burberi!

E aggiunge: impari a saldare quando dopo devi limare. Se lasci la goccia di ottone durante la saldatura poi devi tirarla a mano. Per cui meglio lavorare bene in saldatura così hai meno da limare dopo. In due ore adesso limo tutto, all’inizio ci mettevo due giorni. Dopo tocca al verniciatore metterci del suo. Ma comunque è bella anche l’imperfezione; non l’errore, ma l’imperfezione. Io i forcellini li limo con la punta della lima e mi piace che si veda anche un po’ di segno di lima. È quello che gli dà l’anima, anche perché la bici non deve essere da esposizione ma deve essere usata.

La piegatura dei tubi la fai da solo?

Sì.

Che tipo di saldature fai?

Fillet brazed, congiunzioni e TIG, che ho iniziato a fare non da molto.

Col TIG (non ha congiunzioni) porti a fusione due materiali e gli metti il materiale d’apporto che è simile, solo un po’ più ricco. (La saldatura TIG è uno dei modi di saldare i tubi ed è tra i più diffusi perché fornisce giunti di elevata qualità, ma richiede un lavoro molto specializzato).

Come fai a passare le misure antropometriche del cliente sul telaio?

Ci sono tabelle specifiche, ma capita spesso che sia il cliente a chiederti una misura precisa. I ciclisti che si fanno fare un telaio su misura non sono alle prime armi, ma sanno e conoscono cosa vogliono.

Qual è il costo di un tuo telaio?

Il modello base sui 900-1.000 euro, saldato TIG e con tubazioni Columbus Cromor. Il top, magari in acciaio inox, anche 2.500 euro.

Che mi dici delle tubazioni in acciaio inox?

Una volta lo facevano ma non era buono; adesso invece è favoloso. È più rigido, ha una risposta ottima, con dei pesi eccezionali, non ossida quindi va contro le lamentele di chi parla male dell’acciaio. Vero che anche l’acciaio normale non si deteriora, basta smontare la bici e spruzzargli lo Svitol dentro i tubi. Gli dai una bella soffiata così va dappertutto. Poi magari levi la sella in modo che il telaio si asciughi e prenda aria. Insomma, basta volergli bene e trattarlo come si deve.

Dimmi del NAHBS (North American Handmade Bicycle Show) a cui hai partecipato.

Avevo tre bici in esposizione, bellissima esperienza. Fortunatamente c’è ancora il fascino del Made in Italy ma dobbiamo svegliarci sennò è dura per il futuro.

 

E con questa sveglia, terminiamo la chiacchierata e lasciamo Mattia alla rifinitura del suo telaio.

 

Mattia, un grandissimo in bocca al lupo per tutto e mille grazie per averci accolti (ero con il mio amico Federico, aspirante telaista anche lui).

Alla prossima.

 

Mattia Legor bn

 

FOTO – Le fotografie che vedete ritraggono Mattia “LEGOR” mentre rifinisce a mano un suo telaio e sono state fatte durante l’incontro.