Zullo telaista veronese dal 1973

13.11.2013

 

Tiziano Zullo costruisce telai per bici da corsa dal 1973 mentre io ho scoperto questo marchio artigianale nel 2008. Un sacco tardi…

Il merito è stato di Cesare, un ciclista fortissimo seppure non giovanissimo. Eravamo sul Galibier e Cesare usava una bici in acciaio, vecchissima, in mezzo a tutte bici in carbonio, nuovissime e leggerissime. Quella bici vecchissima in acciaio era una Zullo. Cesare la sapeva usare bene in salita, rendendola leggerissima, e bene in discesa, rendendola velocissima. Non siamo mai stati in grado di stargli dietro, era troppo veloce. Da quel momento, da quel positivo incontro, le Zullo mi sono piaciute e ho iniziato a seguirle fino ad arrivare a contattare il sig. Tiziano per incontralo nel suo laboratorio.

Tiziano Zullo lavora a Castelnuovo del Garda; ci sediamo in mezzo ai suoi telai finiti e iniziamo a chiacchierare. Nella stanza accanto c’è la vera e propria “fabbrica italiana di telai su misura per bici da corsa”. Non vedo l’ora di vederla, ma intanto iniziamo a parlare… e Tiziano inizia a raccontarmi un sacco di cose.

 

Partiamo dall’inizio?

Ho cominciato ne 1973. Una volta era difficile avere un “maestro”, non sempre i maestri erano felici di insegnare agli altri, magari per paura di rivelare i loro segreti! Ho avuto un paio di maestri, quelli della “scuola veronese”; non voglio tralasciarne nessuno, ma tanto per dire qualche nome, i più famosi del tempo, cito Ghini, Milani, Nicoletti, erano molto disponibili ad insegnare. Poi c’erano quelli più conservatori, tipo Grandis che voleva tenere tutto per sé..ma è una cosa che succede in tutti i settori. Partendo con questi maestri, un po’ da uno e dall’altro, facevi pratica anche perché non c’erano molti soldi per avviare il tuo laboratorio. Di lavoro non ce n’era tantissimo, la bicicletta a quei tempi era per pochi e dopo c’erano condizioni di lavoro che adesso sono completamente cambiate. La parola “tempo libero” non esisteva. Io che correvo in bici, assieme ad altri due, eravamo visti come dei fannulloni. Però sorrido adesso quando trovo quelli che hanno scoperto la bici a 50 anni e sono gli stessi che a quei tempi ci vedevano come delle mosche bianche. L’uso della bici era molto circoscritto ed entrare nel mercato era molto difficile, è da poco che la bici da corsa si è estesa a così tante persone.

Prima cosa facevi?

Prima del 1973 facevo il saldatore in una ditta, dunque la manualità ce l’avevo già, poi la bici mi ha dato la passione. Ero appassionato di bici ma non solo di correrci, ma anche di curarla. Non potevo permettermi di non lavorare e nello stesso tempo di fare telai, primo perché non c’erano soldi da investire; non vengo da una famiglia benestante e dunque se dovevo comprarmi una pinza dovevo prima andare a lavorare. All’inizio la bici non ti rendeva tanto, era la pura passione che te lo faceva fare; la bici era considerato uno sport per pochi, pochi lo facevano ed era anche uno sport di gente umile. Quelli che correvano in bici erano tutti (o quasi) figli di famiglie povere. Poi erano diversissimi i ritmi e i tempi di lavoro. La normalità era quella, tu lavoravi perché la società diceva che dovevi lavorare 60 ore a settimana, non c’erano alternative. Tornavi a casa alle sei, ai tempi nemmeno c’era l’ora legale, e partivi per allenarti. Alla fine degli anni ‘70 è arrivato il circuito amatoriale. La prima squadra (era la Carrera) fu quella del mio paese e io iniziai nel ‘77-’78. I primi movimenti sono stati all’inizio dei ’70, ma era una piccolissima nicchia; dopo la gente ha iniziato ad avere più tempo libero perché le ore lavorative sono diminuite, si iniziava ad avere i sabato liberi e maggior tempo per andare in bici. Negli anni ‘90 la MTB ha attirato molte persone verso la bici e dalla MTB molti si sono avvicinati alla bici da corsa.

Quando ti sei detto “sono diventato un telaista”?

Secondo me non lo sono nemmeno adesso!

Dai, avrai fatto una bici e subito dopo avrai esclamato CI SIAMO!

Le prime tre bici che ho fatto per alcuni amici e le ho fatto in garage, quelle mi hanno dato enorme soddisfazione. Non mi sembrava vero perché i mezzi erano quelli che erano. Voleva dire fare quasi tutto a mano, non avevi i saldatori, le dime… erano tutti attrezzi “fai da te”..

..dunque non come la struttura che vedo qui che è davvero molto bella..

Ai tempi del boom (anni ‘80) avevamo anche spazi più grandi. La concorrenza cinese non c’era ancora, arrivò dopo, negli anni ’90 e l’abbiamo sentita moltissimo. Soprattutto noi telaisti che lavoriamo anche per terzi.

Tu facevi anche telai per altri marchi?

Certo e si lavorava anche per l’estero; purtroppo quelli hanno iniziato a rifornirsi a Taiwan. La Cina è arrivata dopo Taiwan. Sull’acciaio i prezzi erano bassissimi, poi siamo passati all’alluminio che è entrato nel mercato in modo velocissimo ed altrettanto velocemente ne è uscito. L’alluminio si è imposto nel mercato in un tempo molto breve; all’inizio l’alluminio non veniva visto bene, c’era ancora l’amore per l’acciaio, ma dopo sono entrate in campo le grosse società che hanno spinto su questa nuova lega. Bisogna anche dire che l’alluminio è più facile da fare, ha molti meno problemi nella produzione. L’unica cosa che devi fargli è un trattamento termico per ripristinare le caratteristiche meccaniche che ha all’inizio, perché in fase di saldatura c’è un decadimento e quindi il trattamento termico fa tornare le caratteristiche meccaniche ai livelli di partenza, magari non al 100% però torna quasi come all’inizio. Un grosso pregio dell’acciaio e dell’alluminio è la possibilità recuperare un telaio che ha preso una botta ad un tubo. Un telaio monoscocca in carbonio non te lo permette.

In questi anni l’acciaio è tornato di moda, soprattutto per le bici “eroiche” o le pista o le singlespeed..

A dire il vero ci sono anche molti ciclisti che sono passati al carbonio pur mai dimenticando l’acciaio e parecchi di loro tornano indietro perché dicono che quando avevano l’acciaio non avevano tutti i problemi che hanno avuto col carbonio, forse dovuto anche al fatto che una volta, con l’acciaio, il telaio te lo facevi su misura, invece adesso col carbonio 9 volte su 10 prendi la misura a catalogo e basta. Una volta il telaio era importante, non si dava molto rilievo agli accessori, a parte le ruote; invece adesso si discute anche sulla sella e sul colore del nastro del manubrio…. Tanti ciclisti tornano all’acciaio e ci tornano dopo una esperienza col carbonio. Anche per motivi di durata nel tempo, ci sono bici in acciaio che hanno 30 anni, basta rimetterle a posto, riverniciarle e vanno ancora! Io non so se il carbonio tra 30 anni potrà fare lo stesso.

Qual è il costo medio di un tuo telaio da corsa?

Circa duemila euro, verniciatura inclusa (che eseguo io qui).

E oggi con quale componentistica si monta una bici da corsa in acciaio visto che tutto è studiato, disegnato, prodotto e “misurato” per le bici in fibra di carbonio?

Noi avevamo molti gruppi completi in casa, negli anni ‘80 il classico Campagnolo Super Record, e me li sono sempre portati con me usandoli all’occorrenza. Poi siamo passati dalle 6 velocità alle 7-8-9… e dunque il SR di quegli anni non li vendevi neanche più. Ricordo che uno prendeva il telaio e quasi gli regalavi il gruppo cambio! Ho sempre portato con me quei gruppi; sono tornate di moda le corse “eroiche” e io sono andato ad aprire il magazzino e avevo ancora i gruppi dentro le scatole blu! Li ho venduti, i taiwanesi e i giapponesi hanno comprato quasi tutto. Gruppi completi non ne ho più, ho qualcosa tipo mozzi, cambi, deragliatori, ma i freni ad esempio non li ho.

Qual è il tuo cliente tipo? Dicevi anche i taiwanesi; ti scrivono o vengono fin qui?

No no, vengono anche qui! Il mio cliente tipo è.. internazionale. Pochi americani per motivi di dollaro che non ha un buon cambio con l’euro e dopo per la loro economia che sta facendo molta fatica in questi anni. Con tutti, comunque, si va oltre l’aspetto puramente commerciale; magari ci sentiamo anche dopo, rimane sempre un bel rapporto. Negli anni ’80 invece lavoravo moltissimo con gli Stati Uniti.

So che fai anche la fiera lì..

Sì, faccio sempre il NAHBS (North American Handmade Bicycle Show) che viene fatta ogni anno in uno Stato diverso e lì ci sono tutti i telaisti artigiani, non ci sono le grandi case produttrici tipo Cannondale o Specialized le quali partecipano alla Fiera di Las Vegas. Ma l’anno prossimo forse vado a fare la Fiera di Berlino dove ci sono anche tanti artigiani e poi abbiamo molti clienti in Germania.

Al NAHBS ci sei solo tu a rappresentare l’Italia?

Negli ultimi anni sì. Negli anni precedenti c’era Pegoretti e anche “Legor”, un ragazzo di 27 anni molto bravo e promettente.

In quanti siete qui a lavorare?

Adesso lavoro da solo, mi arrangio a far tutto. Però le ragioni sono molte: le leggi sul lavoro, troppi paletti, se io dovessi prendere una persona adesso dovrei rivoluzionare tutta l’officina, rimetterla a norma, ed è impossibile per un artigiano seguire tutte le leggi che ci sono, io non posso pensare di cambiare le attrezzature e metterle a norma … anche perché non ce ne sono! Non si trovano attrezzature a norma. E dopo devi fare corsi, formazione, ecc. ecc. Io ho avuto anche 12 dipendenti ma ora basta.

Quanti telai produci al mese?

Circa 7-8, anche dieci. Più o meno 120 all’anno.

Secondo te quale numero massimo di telai si possono produrre in modo artigianale e tradizionale? In altre parole, sopra quale numero di telai si rischia di sconfinare in una produzione industriale e non più artigianale?

Dipende ovviamente da quanti dipendenti ci sono, dalla tua esperienza e manualità, ma se sei da solo penso che 70-80 telai all’anno siano una quantità che può dare questa misura. Come detto però, nel calcolo subentra la manualità, la velocità che acquisisci con l’esperienza. Per esempio Mattia “Legor” è molto giovane ancora, anche se già molto bravo, ma ci mette più tempo di me, ma è ovvio. Mattia è giovane e sta facendo esperienza con le saldature TIG e il “fillet brazed” e viene qui per fare esperienza.

Parliamo dei vari tipi di saldatura dei tubi.

Le saldobrasate (i telai con le congiunzioni) sono le più prestigiose. Poi ci sono quelle al TIG (senza congiunzioni) e poi una volta si facevano anche le c.d. fillet brazed ma avevano più necessità di intervento manuale. Somigliano al TIG però con una tecnica di saldatura differente: si usa sempre una lega a base di argento, ottone, nichel, si usa sempre la fiamma ossigeno/gas con un cannello un po’ più piccolo e si fa una saldatura “a cordone”, cioè fai un cordone di materiale tra i due tubi cercando di spiattellare bene la saldatura. Dunque col cannello cerchi di depositare bene il materiale tra i due tubi che vanno saldati perché meglio lo fai e meno devi intervenire dopo con lima e cartavetro che è il lavoro più lungo. A volte ci metti anche una giornata per la limatura.

Quali i tubi migliori dal punto di vista della meccanica e della leggerezza?

Columbus e Deda. La Columbus è quella che negli ultimi anni ha investito molto sulla ricerca e su qualche lega nuova come l’acciaio inox (XCr) e stanno facendo nuove prove per avere sempre la stessa resistenza pur con un peso minore (Nivacrom e Niobium).

Anche nell’acciaio c’è la ricerca sul peso?

Molto meno… chiaramente non può avere un peso fuori controllo, però uno che compra una bici in acciaio non è che sia malato di grammi..

Quanto pesa un telaio Columbus SLX taglia 56?

Due kg con forcella. La forcella pesa 480 gr. circa.

Preferisci la forcella a punte dritte, stile pista?

Ho sempre fatto quelle piegate, in un periodo le ho fatte anche dritte perché il mercato le voleva, soprattutto quando lavoravo per terzi, ma di solito le mie punte forcella sono curve.

E lo “smercio” dei telai prodotti?

Una volta dovevi vendere a terzi, non potevi vendere da solo i tuoi telai, a meno che non avessi il negozio. Erano i negozi che facevano i numeri!! Per esempio a Padova era pieno di telaisti: Vetta, Berma, Barco, ma l’unica cosa che hanno i telaisti padovani è che ancora adesso non riescono mai a farsi apprezzare come dovrebbero. A quei tempi, quando dicevi “questo lo fanno a Padova” la gente sbuffava un poco. Non erano considerati come i telai fatti da un milanese (Masi, De Rosa, Colnago, Mondonico, Sala). A Padova c’era sempre la guerra dei poveri, cioè a chi vendeva “a meno” e non a chi guadagnava di più!! Cioè si portavano via i clienti facendo il prezzo minore e alla fine ci perdevano tutti. E poi non è che stessero a curare più di tanto le finiture; qui a Verona le limature erano tutte maniacali mentre a Padova la cosa era molto meno curata, più veloce. Anche i prezzi erano più bassi. Berma faceva belle bici, mentre altri telaisti della zona non hanno mai avuto il prestigio di un Masi, ma sono convinto che se avessero cambiato la loro mentalità sarebbero stati in grado di farlo, però per loro l’importante era il volume!

Chi è il tuo telaista preferito?

Di oggi, Dario Pegoretti. È uno che lavora bene, bravo. Nel passato, Maragnini di Verona, Serena di Brescia, Masi a Milano e De Rosa.

(Vedo un telaio con una colorazione originalissima) – Come si chiama questa tipica verniciatura Zullo di color marrone chiaro?

Radica. Abbiamo iniziato a farla negli anni ’80. Prima era marroncino e dopo è diventato radica. È un colore che va molto in Giappone, per loro 25 telai all’anno li faccio sempre!

Quanto ci metti a fare un telaio? Ti arrivano i tubi e dopo?

Per produrne 120 all’anno devi mandare avanti 5 o 6 telai contemporaneamente; però, per farne uno ci vogliono circa tre giorni più la verniciatura. Una volta c’era molta più possibilità per i giovani di vedere e fare pratica; dovendo fare molti telai le possibilità di fare pratica erano molte. In una giornata facevi montagne di forcellini! Invece adesso se insegni ad un ragazzo non gli puoi dire “mettiti alla mattina a saldare e vai avanti fino a sera”. Quando ero giovane io accendevo il cannello la mattina e lo spegnevo la sera. Avevi dunque molta possibilità di fare manualità, adesso invece saldi due forcellini e dopo devi andare a seguire un’altra fase di lavoro, per cui ci metti più tempo per imparare.

Ci sono ragazzi che si avvicinano a questo lavoro?

C’è qualche ragazzo che cerca di imparare ma hanno anche paura; ai miei tempi (sono del ‘52) i ragazzi non avevano pizze, viaggi, spritz e iPhone per cui potevi andare a lavorare anche solo per imparare; adesso vogliono guadagnare fin dal primo giorno. Ora un ragazzo non è più disposto a dedicare mesi e anni per imparare. Come fai oggi a prendere un ragazzo che non sa fare nulla? Devo insegnargli, devo mettergli a disposizione laboratorio, attrezzi e materiali ed è un costo enorme. L’ho fatto per molto ma adesso non ce la faccio.

Oltre alle bici da corsa, fai anche telai per MTB o da cicloturismo e/o passeggio?

Poca cosa. Cicloturismo magari per il mercati inglese e tedesco perché hanno la cultura ma da noi non ce n’è tanta. In Italia usiamo tutti la macchina! In Inghilterra no, anche se piove vanno in bici.

I telai per il cicloturismo che caratteristiche devono avere?

Misure diverse perché i copertoni sono più grossi, il passo è più lungo, la guidabilità deve essere più comoda e agevole, ci deve essere la possibilità di montare le borse nelle forcelle, anche anteriori, è necessaria una impostazione geometrica diversissima rispetto alle bici da corsa.

Tu ne fai?

A richiesta ne faccio, certo. Ad esempio ho preparato le bici ad una coppia che ha viaggiato in Canada per sei mesi, da costa a costa. Dopo ne ho fatta una per un tedesco che l’ha usata per andare sull’Himalaya. Prima di fare un telaio da cicloturismo però devo sapere come verrà montato per poi adeguare tutto a freni, cambio, portapacchi, etc.

Quanto costa un telaio così?

La cifra è la stessa di quelli da corsa, dunque sui duemila euro.

(Mi confida che avrebbe tanta voglia di farsi una bici da cicloturismo per poter fare viaggi in bici assieme ad un suo caro amico. E io gli racconto del mio viaggio “bici & borse” fatto nel 2010 nel New England: 1.870 km in 15 giorni, da Boston a Boston, via Québec).

Purtroppo quei viaggi qui in Italia non prendono piede, nemmeno tra i giovani, mentre in Francia sì, già tanti anni fa, come in Olanda o in Germania, come vacanze. Ma non è colpa delle strade, a cui spesso si dà la colpa, ma della nostra cultura, della (poca) voglia. Noi italiani facciamo fatica ad usare la bici “come fatto quotidiano”. Io uso la bici per venire al lavoro, così stacchi, ti muovi, ma non sempre è così. Tanti si allenano in bici da corsa e dopo usano sempre la macchina. Non applicano la bici alla vita quotidiana! Peccato. Guardare ciò che c’è attorno, in bici puoi farlo. Sennò (in auto) passi e non vedi!

E per gli anni a venire, chi prenderà il posto di voi storici telaisti?

Speriamo vengano fuori ragazzi sennò quando noi vecchi non ci saremo più.. Ma deve diminuire la troppa burocrazia. Una volta l’artigiano era una gestione quasi familiare, adesso vanno tolti i paletti alla piccola industria perché non puoi trattarla come fosse la Fiat, con le stesse regole, è impossibile. Sennò muoiono tutti questi piccoli imprenditori, le aziende scappano. Per esempio Mattia “Legor” si trasferisce in Spagna, ha già trovato il posto vicino a Barcellona, almeno non è come qui che devi lavorare per pagare e basta. Lì ci sono meno regole, i giovani sono incentivati e hanno tassazioni agevolate. Qui fa la fame, lì almeno riesce a vivere. È triste vedere chi va via, ma qui non se ne rendono conto, i costi sono enormi. E a proposito di costi, a volte vedo dei telaisti della tua zona (Padova) che producono telai e non capisco come facciano a costare così poco, ma come fanno? Magari 4-500 euro o anche meno. Come fanno? Faccio i conti, compri i tubi, costi di azienda, IVA, commercialista, smaltimento, attrezzatura, come può costare così poco un telaio? Solo i tubi Columbus costano minimo 150 euro di materiale..

Con Columbus hai buoni rapporti, è un buon fornitore?

Certo, anche se loro non vivono con i tubi, il tubo è solo una nicchia di immagine e passione. Se mollano loro sarebbe un peccato e ci toccherebbe andare a prendere i tubi in Inghilterra o in America. La cosa che dispiace maggiormente è che adesso le bici non sono italiane come una volta, ma devono essere americane, dei grandi marchi tipo Specialized. Una volta la bici era italiana per definizione. Adesso pare che i geni siano solo gli americani, sembra che loro abbiano scoperto la bici! Ma non è così, però loro hanno il marketing e spendono cifre che per noi sono impensabili. Poi la tradizione italiana si tramandava da generazione in generazione; mentre le grandi compagnie americane oggi sono di uno e domani passano la proprietà ad un altro.. non c’è un referente. Il Colnago dei bei tempi era referente unico per tutti quelli a cui dava le bici per le competizioni. Lui era Colnago e quando un corridore aveva un problema parlava con lui direttamente. Oggi i corridori se hanno un problema non sanno a chi chiedere, non c’è un rapporto diretto. Quindi anche questa cosa è cambiata molto, ma sono cambiati anche i costi! Queste grandi aziende producono in oriente e quel costo è impossibile da eguagliare. Tutto è cambiato, difficile competere con loro.

 

Ci alziamo e mi fa vedere la “vera” officina dove nascono i telai e dove lui fa tutto e segue tutte le fasi: ecco i tubi, poi le dime, si fa la centratura, limatura, fresatura sterzo, filettature, forcelle, sabbiatura, verniciatura, forni, tutto. Mi mostra i telai in acciaio fatti da Mattia “Legor” e qualche telaio da restaurare o modificare (un De Rosa da corsa con la modifica per poter attaccare i parafanghi per bici da cicloturismo).

Non so come mai ma finiamo il discorso parlando di Campagnolo e in particolar modo di GIPIEMME. Erano gli anni ‘70 e tre ex dipendenti di Campagnolo (G.P.M. è l’acronimo dei loro nomi) iniziavano a produrre mozzi, guarniture, serie sterzo. Effettivamente era componentistica ottima e dopo Campagnolo è la miglior scelta secondo il mio parere.

Poi butto un occhio sulla bacheca e vedo ancora scarpe da ciclismo Diadora degli anni ’80! E le fantastiche “scatole blu” con i componenti di montaggio Campagnolo…

Vedo che hai anche tutti gli attrezzi di una officina tradizionale, da meccanico puro e semplice..

Una volta qui facevamo assistenza meccanica ma ora faccio solo qualcosa e magari gli amici vengono qui e si sistemiamo le bici usando i miei attrezzi. Però a me piace ancora montare le ruote.. mi diverto molto…

 

Sono quasi le 11 del mattino. Forse è meglio togliere il disturbo..

 

Zullo Tiziano 

Grazie Tiziano, è stato un piacere conoscerti e raccontarti.

Ti lascio al tuo lavoro!

 

 

 

 

 

FOTO – Tutte le fotografie qui riportate ritraggono alcuni dettagli del laboratorio ZULLO e sono state fatte durante l’incontro con Tiziano.