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Blackbird

Un tributo alle bici da pista giapponesi, quelle del leggendario circuito Keirin. Con il mio amico Giampietro avevamo in mente proprio questo e ci abbiamo lavorato assieme. Lui, inizialmente, pensava ad un altro genere di bici, ma in officina va così… strada facendo tutto può cambiare e quando accade il risultato ti sorprende e soddisfa enormemente.

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Finita a febbraio 2021

Componenti

TELAIO:

  • telaio Morbiato in acciaio a congiunzioni
  • tubazioni Columbus SL
  • periodo: metà 80’s
  • taglia 51 cm

TRASMISSIONE:

  • guarnitura Shimano 600 Arabesque (130 bcd) dei primi anni 80
  • corona Sugino da pista – 46t
  • movimento centrale Shimano 600 a perno quadro (filetto italiano)
  • ruota libera Dicta 18 t
  • pignone da pista rosso VeloSolo UK 17 t
  • catena svasata KMC da pista

RUOTE:

  • mozzi Miche Primato pista-strada a flangia alta (32 fori)
  • cerchi da 30 mm, Rigida DP-18 France, bruniti (NOS)
  • copertoni Vittoria Corsa (700 x 23)

GUIDA:

  • pipa Stella Veneta
  • manubrio da pista ITM
  • serie sterzo Tange Japan
  • leve freno Shimano 600 (NOS)
  • freni Shimano 600

FINITURE:

  • reggisella Shimano Dura Ace 7410 (27.2)
  • sella Royal Dolphin in camoscio rosso (NOS)
  • pedali Wellgo R119 Japan

CUSTOMCOLOR:

  • nero prismatico
  • rifiniture rosse RAL 3001
Storia di questa bici

Le bici da pista giapponesi hanno una storia che merita di essere raccontata e merita di essere letta. C’è molta magia dietro, sentite il perché.

L’Associazione ciclistica giapponese regola tutte le gare su pista e lo fa anche perché dietro queste competizioni ci sono forti interessi economici legati alle scommesse. E’ per tale motivo che l’Associazione fissa regole molto severe su come debbano essere costruiti i telai, le ruote, i manubri e tutto ciò che compone la bici. E perché non si lascia libertà ai costruttori? Perché non si vuole che i contendenti traggano dai materiali usati alcun vantaggio rispetto ai rivali. I materiali per il circuito giapponese del Keirin (si chiama così) devono essere approvati e marchiati NJS, la sigla dell’associazione ciclistica giapponese.

NJS sta per Nihon Jitensha Shinkokai e ogni ciclista, nelle gare ufficiali, può usare solo telai e componenti marchiati NJS. Niente di strano se non fosse che i criteri di fabbricazione sono molto severi e protezionistici del mercato giapponese visto che solo aziende giapponesi possono partecipare. Ma non è finita: la produzione è basata su criteri costruttivi del 1957 (!!), anno di fondazione di NJS. Il “moderno” non esiste e non deve nemmeno esistere, la tecnologia dei materiali deve stare ferma al 1957 e tutti i telai e i componenti, ruote, forcelle, manubri, mozzi, pedali, etc., devono essere costruiti da pochi e selezionati artigiani al fine di garantire una perfetta parità tra le bici usate in gara. Ciò porta ad un risultato sempre auspicabile: se le bici sono tutte uguali, se nessuna è tecnologicamente superiore, allora vincerà il ciclista più forte e non quello che ha la bici più performante.

E non è finita qui. Il marchio NJS va impresso in ogni singolo componente ma la severità della certificazione sta nel fatto che non basta mettere NJS nel primo ‘pezzo’ della serie per avere l’omologazione automatica di tutto il resto… eh, no! Tutta la tiratura va certificata e approvata e marchiata NJS, dove tutta vuol dire ogni singolo pezzo (sennò non potrà essere usato in gara).

Forse non è tutto oro quello che luccica, ma di certo questa impostazione è indubbiamente magica e romantica.

Custom Works & Design: CICLICO.it

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